mercoledì 9 ottobre 2013

Nel vortice debitorio capitolino (*)


Succede davvero di tutto, in questo nostro Paese.  Specie in Roma Capitale, che, distinguendosi da tutte le altre capitali del Globo, di tale dignità istituzionale (quella appunto di “Capitale”) ha scelto, incomprensibilmente, di fregiarsi ufficialmente.

E’ infatti accaduto, in data 3 ottobre, che si sia svolta in Campidoglio, per iniziativa del sindaco Marino, una riunione congiunta fra consiglieri comunali e parlamentari romani, di entrambi gli schieramenti politici, allo scopo di far fronte all’emergenza di un bilancio (da tempo) non lontano dal default.

Data l’evidenza del motivo, riportano i giornali, la riunione si è fatalmente tradotta in una richiesta bipartisan al Governo di assumersi l’onere di coprire un buco di 867 milioni e consentire la chiusura del bilancio entro fine anno.

Gli aspetti paradossali di tale iniziativa sono molteplici ma su tutti sovrasta la (tacita) consapevolezza, almeno di alcuni degli intervenuti, che lo scoperto sopra citato è rappresentativo di un deficit momentaneo di cassa ma purtroppo assai lontano dal debito reale complessivo.

 L’ammontare del quale, non adombrato nemmeno nella circostanza - secondo paradosso -, è comunque dell’ordine di svariati miliardi, la cui responsabilità politica grava, in varia misura, sui presenti medesimi, fra i quali “in primis” l’on. Gianni Alemanno, sindaco di Roma fino all’aprile scorso, prima di essere sostituito da Ignazio Marino, attuale primo cittadino.

L’ alone bipartisan che contrassegna l’iniziativa, forse propiziata dal clima della freschissima soluzione della crisi governativa, non può non suscitare una terza aggiuntiva recriminazione, posto che in tema di bilancio dovrebbero prevalere elementi tecnicamente neutri ma corretti, trattandosi di denaro e di patrimonio di appartenenza della collettività cittadina tutta.

Clima bipartisan che tuttavia non dovrebbe spingersi fino ad assumere carattere sindacale di rappresentanti politici di diversa competenza istituzionale (parlamentari, consiglieri comunali e sindaco) e di differente radice politica, congiuntamente concordi nel chiedere soldi allo Stato, senza apparenti motivazioni se non quelle dell‘urgenza indifferibile (concepita come episodio senza colpevoli) del fabbisogno di denaro ma nella più completa sordità di una necessaria e preliminare presa d’atto dello stato complessivo del bilancio comunale.

Quarto elemento di amaro stupore è la tardività con cui il sindaco, promotore di tale iniziativa, sembra aver preso conoscenza della contabilità capitolina e, forse, di non averne fatto tema centrale anche prima di affrontare la sua campagna elettorale o comunque di non averne fatto cenno all’atto stesso di assunzione della sua carica.

Come squarcio di comportamenti politici, a scopo dissimulato auto difensivo o auto assolutorio, Roma Capitale non esita mai ad essere degna del suo rango.

(Pierluigi Sorti)  ( (*) Articolo ripreso dal blog  www.incieloeinterra.it)