lunedì 13 giugno 2016

Bella idea, ottima proposta.



Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera che ci sembra bella e che fa una proposta costruttiva.
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Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Dott. Matteo RENZI
 

Buongiorno Presidente,
non so se ha avuto l’occasione di leggere l’articolo di Uri Dadush sul n. 23 del “L’espresso” a pag. 64 "Se ben presi, i rifugiati sono una miniera d'oro".
  
Sono pienamente d’accordo nel considerare che i migranti, se ben presi, sono una miniera d’oro. Direi che lo sono per noi italiani una miniera d’oro, ma anche per loro stessi.
 
Posso dire, per esperienza personale, che anche noi nel passato, subito dopo la II Guerra mondiale, siamo stati una miniera d’oro per i Paesi che, nel mondo, ci hanno accolto, anche con le nostre valigie di cartone legate con lo spago. Non sapevamo parlare le lingue locali, eravamo ignoranti, colmi di disperazione e affamati di cambiamento, ma eravamo una forza lavoro potente e, comunque, paziente. Oggi, forse, abbiamo un po’ dimenticato!

Ho avuto l’occasione di leggere qualche settimana fa un articolo su quanti paesi e paesini italiani sono ormai abbandonati ad un destino di incuria, sono quasi 6.000. Terreni, ancora fertili, incolti. Piccole realtà artigiane quasi sepolte e dimenticate. Sindaci che vendono le case ad 1 euro purché si sistemino e si rendano vivibili per un nuovo rinascimento delle singole realtà locali, ma comunque abbandonate finite le vacanze estive. Tante regioni italiane hanno, purtroppo, realtà di questo tipo e numerosi sono i paesi e borghi lasciati alle sterpaglie e all’incuria.






Mi chiedo, cosa possiamo fare noi per le moltitudini che arrivano dal mare sulle nostre coste? Noi che viviamo nelle grandi ed affollate città? Facciamoci tutti venire qualche buona idea. Che cosa possiamo fare noi di concreto?

Perché non accogliere questi migranti che, per la maggior parte sembrano giovani e, a volte, vigorosi, per insegnare loro un mestiere, magari a coltivare la terra. Credo che anche noi avremmo delle sorprese. Spesso queste persone sono state abituate a vivere e a sopravvivere con poco e magari di niente. Affrontano il mare con grande coraggio portandosi dietro le loro donne e tanti bambini, spesso non sapendo nemmeno nuotare. Quanti di noi farebbero lo stesso? Credo che la vicinanza con queste persone potrebbe diventare per noi una grande risorsa, ci arricchirebbe tutti e comunque sarebbe una ricchezza sostenibile.

Anche gli italiani potrebbero trovare lavoro. Scuole di ogni ordine e grado, medici condotti, veterinari, agricoltori che potrebbero insegnare a riscrivere la storia dei singoli individui migranti e la nostra.

Con il tempo, con i dovuti aiuti, queste persone si potrebbero auto sostentare e nello stesso tempo trovare un reddito e vendere i loro prodotti creando piccole comunità commerciali e far rifiorire luoghi quasi dimenticati. Non credo che i migranti vengano in Italia ed in Europa solo per vendere o spacciare droga o dedicarsi alla prostituzione come molta gente ottusa pensa. Non credo neanche che il traslocarli su piattaforme dimenticate in mare e in caserme da ristrutturare sarebbe la soluzione del secolo. Palliativi! Diventerebbero dei ghetti e di ghetti ne abbiamo avuti e visti abbastanza.

Perché non chiedere aiuti europei per questo? Se l’immigrazione è un problema europeo facciamola diventare una risorsa! Le norme si trovano o si creano. L’ingegno non ci manca! E poi gli italiani sono famosi per la fantasia e secondo me bisognerebbe guardare lontano e, comunque, più lontano del nostro naso! Noi abbiamo un territorio bello e ricco, anche se un po’ disastrato, ma la pazienza, la cura, la passione e l’amore possono dare a luoghi dimenticati una nuova e splendida vita e fare miracoli. Abbiamo tutto sommato un bel clima. Abbiamo il sole, grande risorsa energetica, foreste, pascoli, laghi, mare e colline. Una grande e millenaria cultura che curiamo e sfruttiamo poco. 

Chissà che poi qualcun altro non ci copi l’idea.  Dobbiamo trovare una soluzione e questa, perché no, potrebbe diventare una via e una grande ricchezza per il nostro Paese.
                                                                                                         
Marina Bernstein