mercoledì 23 maggio 2018

No allo sfratto della Casa Internazionale delle Donne dalla Lungara. Migliaia di persone in Campidoglio


























Le foto documentano una piazza del Campidoglio inequivocabilmente gremita di dimostranti, donne e uomini, in difesa della Casa Internazionale delle Donne, nonostante la pioggia.

La grande e partecipata manifestazione si è svolta lunedì scorso a seguito di una  mozione presentata dalla Consigliera Guerrini, e approvata dall'Assemblea capitolina, che potrebbe determinare lo sfratto dello storico Consorzio femminile dalla sede di via della Lungara. 



Il tutto prende spunto da un contenzioso nato tra il Campidoglio e la Casa Internazionale delle Donne in relazione al pagamento dell'affitto: il Comune rivendica il saldo di una somma importante di arretrati che la Casa delle Donne dichiara di non essere in grado di pagare e che si dovrebbe rivedere in relazione alle ingenti cifre sostenute dalla Casa stessa per la manutenzione della struttura che le ospita da moltissimi anni, l'ex convento del Buon Pastore.







La manifestazione si è svolta mentre era in atto un incontro tra gli amministratori capitolini e 

le rappresentanti della Casa guidate dalla presidente, Francesca Koch, che al termine di detto incontro ha rilasciato la seguente dichiarazione: 

"Non è andata bene dal nostro punto di vista, l'unico dato positivo è che era presente anche la Sindaca. Loro dicono che troveremo una soluzione ma il bando si farà perché dicono che è un obbligo di legge. La posizione della sindaca soprattutto all'inizio era di totale sostegno alla mozione Guerrini. Noi chiedevamo risposte sulle nostre proposte mentre la giunta tentava continuamente di spostare il dibattito sulla mozione Guerrini, che per noi è molto pericolosa. L'assessore al Patrimonio si è impegnata a non effettuare alcuna azione di sgombero e dobbiamo crederle".


La Sindaca Raggi da parte sua ha pubblicato il seguente post su Facebook: 

"In questi giorni ho letto molti articoli e ricevuto molti messaggi secondo i quali questa amministrazione vorrebbe chiudere la Casa delle Donne.
Ebbene, chiariamo subito che questo è FALSO!
Questa amministrazione non intende chiudere la Casa delle Donne né intende procedere a sgombero.
E questo viene anche confermato dalla lettura della mozione votata in aula dai consiglieri M5S il cui contenuto è stato strumentalmente capovolto per far passare la tesi contraria.
Cosa vogliamo fare?
Rilanciare il progetto attualizzandolo rispetto alle mutate condizioni socio-economiche, urbanistiche e demografiche di Roma. Non vi è dubbio alcuno, infatti, che soprattutto nelle periferie vi siano condizioni di povertà molto più estese rispetto agli anni ’80; leggiamo quotidianamente di ragazze e donne bullizzate, maltrattate, violentate, ignorate, uccise.
E questo fin dalla più tenera età e spesso anche a scuola. Per non parlare poi delle donne che sono sfruttate sul lavoro o che vengono licenziate appena restano incinte.
Allora forse occorre integrare quel progetto iniziando a ragionare sulla creazione di un sistema di servizi, che veda nell’attuale Casa il centro nevralgico delle attività che vengono messe in rete ed ampliate su tutto il territorio della città, con particolare riguardo alle periferie.
Si può e si deve iniziare a ragionare sull’esistente per capire se sia sufficiente ovvero, come credo, sia necessario aumentare questi servizi sempre e all’interno del territorio.
E per fare questo, ritengo necessario creare un tavolo di lavoro all’interno del quale accogliere una pluralità di voci, di diversa provenienza ed età, non escluse le rappresentanti della Casa delle Donne, che insieme all’amministrazione disegnino il nuovo progetto della Casa delle Donne che successivamente sarà oggetto di una futura procedura ad evidenza pubblica per consentire ai diversi soggetti e diverse associazioni, di partecipare e lavorare per la crescita delle donne, di tutte le donne, della città di Roma.
Quanto al debito accumulato di oltre 800mila euro in 10 anni, nonostante Casa delle Donne abbia beneficiato di un abbattimento del 90% del canone concessorio, ricordo che la associazione ha ottenuto uno sconto ulteriore rispetto a tutte le altre associazioni (altrettanto meritorie, che svolgono ad esempio servizi in favore dei disabili, delle persone con la SLA, dei bimbi autistici, ecc.) che invece hanno un abbattimento dell'80% di detto canone.
Tale tema, tuttavia, non può e non deve interferire con le finalità del progetto che deve essere sviluppato sulla Casa e sarà giustamente oggetto di valutazioni separate.
Avviamo un nuovo corso e facciamolo insieme, con coraggio.

La situazione creatasi non è facile e ci auguriamo che le parti riescano a raggiungere un accordo che preservi l'autonomia e l'originalità del progetto della Casa delle Donne.

Il problema è proprio qui: siamo convinti che l'Amministrazione non intenda chiudere questa esperienza ma che, per ragioni proprie, stia utilizzando strumentalmente il contenzioso sul debito, per cercare di mettere sotto il proprio controllo questa esperienza che invece è sempre stata autonoma ed indipendente.