giovedì 15 novembre 2018

13 DONNE, DUE PIAZZE, ROMA & TORINO = 50.000 CITTADINI CHE PARTECIPANO


Quando si chiamano i cittadini a partecipare i cittadini rispondono e rispondono anche in modo civile e composto. 

Il 27 ottobre u.s.

un gruppo nato su Facebook per iniziativa di 6 donne,  Emma Amiconi, Francesca Barzini, Roberta Bernabei, Tatiana Campioni,  Martina  Cardelli  e  Valeria  Grilli,  ha organizzato una grande manifestazione in Campidoglio alla quale hanno partecipato più di 10.000 persone.


14 giorni dopo, il 10 novembre, altra importante manifestazione a Torino.

 

un altro gruppo nato anche lui su Facebook per iniziativa di 7 donne, Simonetta Carbone, Roberta Castellina, Donatella Cinzano, Roberta Dri, Patrizia Ghiazza, Giovanna Giordano e Adele Olivero, ha portato nella grande Piazza Castello circa 40.000 cittadini.

In questa sede non ci interessano le motivazioni che hanno spinto le persone a partecipare a queste due manifestazioni di Roma e Torino, in parte sono uguali e in parte sono diverse, quello che vorremmo evidenziare è il fatto che le due iniziative sono nate dal basso per iniziativa di poche donne che attraverso i social sono riuscite a portare in piazza decine di migliaia di cittadini che hanno dato vita a manifestazioni vivaci ordinate e civili senza bandiere e simboli di partito.

Le "Ragazze" di Roma

  e le "Madamin" di Torino

Per noi, che siamo fautori da sempre della partecipazione dei cittadini alla gestione della "Cosa Pubblica", questo è stato un gran bel segnale. 

Sicuramente è solo un segnale, siamo ancora lontani da quel dibattito e confronto che auspichiamo tra Cittadini, Eletti e Pubblica Amministrazione Centrale e Locale per   

DELIBERARE INSIEME PER UNA DEMOCRAZIA PIU' FORTE
PIU' RAPIDA, PIU' RAPPRESENTATIVA

Solo con l’ascolto dei cittadini, avviando percorsi di partecipazione che coinvolgano i Cittadini nella gestione della "Cosa Pubblica", secondo la democrazia deliberativa e partecipata come integrazione della rappresentanza ed applicando il Principio di Sussidiarietà (Art. 118 della Costituzione) sarà possibile avviare il cambiamento ed avere una partecipazione basata sul "diritto ad essere ascoltati", cosa molto diversa dal riconosciuto "diritto di parola".





Per approfondire:


Sito:      www.tuttiperroma.org















Sito:     www.sitorinovaavanti.org
E-mail  info@sitorinovaavanti.org

mercoledì 10 ottobre 2018

Signore e Signori, il Dibbattito Pubblico è arrivato anche in Italia!


Dal 24 agosto u.s., con oltre 20 anni di ritardo rispetto alla Francia, anche in Italia abbiamo un 

REGOLAMENTO PER "IL DIBATTITO PUBBLICO" 


Il processo per coinvolgere i cittadini nelle decisioni che riguardano tutti e sono importanti per lo sviluppo di un'area o di tutto il Paese sta andando avanti, lentamente ma procede. 

Finalmente anche in Italia abbiamo la possibilità per i cittadini di poter esprimere un parere, contribuire alle scelte ed alle decisioni che riguardano la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull'ambiente, sulle città e sull'assetto del territorio.

Solo con la partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano la gestione della "cosa pubblica" si potranno superare situazioni che spesso qui in Italia bloccano, anche per anni ed anni, la realizzazione di opere importanti, spesso fondamentali, che non di rado finiscono con grandi scandali e sperpero di denaro pubblico. 

Si tratta di procedure di democrazia deliberativa: quando si incomincerà a parlarne seriamente anche nei mezzi di comunicazione di massa? 

Abbiamo l'impressione che anche chi ha promosso questa legislazione sul dibattito pubblico qui in Italia non sia ancora consapevole della portata di queste procedure per ripensare e rivitalizzare la democrazia e il ruolo dei partiti.
  
Vi invitiamo a leggere l'articolo "Progettare uno stadio a Roma o a Parigi: governance a confronto"

Articolo di approfondimento:
"Il dibattito pubblico arriva  anche in Italia" di Liliana Cori e Giandiego Carastro





venerdì 13 luglio 2018

Roma: "DI TUTTO E DI PIU'", e "QUANDO E' TROPPO E' TROPPO"


"Di tutto e di più", nel senso che per quanto riguarda problemi, degrado ed inefficienze non ci facciamo mancare niente qui a Roma e francamente non sappiamo indicare un settore, un tema, un argomento per il quale si possa dire "Tutto bene, madama la Marchesa".

Roma sicuramente primeggia per le sue bellezze ed i suoi beni culturali a livello mondiale ma questo primato scade, è offuscato dalle condizioni di degrado ed incuria in cui versa la città, dalle periferie abbandonate al centro storico. 

Ovunque rifiuti maleodoranti, sacchetti abbandonati nei posti più strani, bottiglie vuote rotte,  topi,  gabbiani  che spargono  l'immondizia  sull'asfalto, arredo  urbano  vandalizzato, scritte sulle mura degli edifici, buche, asfalto ammalorato, marciapiedi sconnessi, il caos del traffico e le auto parcheggiate in doppia e terza fila, sulle strisce pedonali, i passaggi per i disabili e sui marciapiedi. L'impossibilità di spostarsi con i mezzi pubblici in tempi accettabili, mezzi pubblici che sono anche pericolosi perché vanno a fuoco con una certa frequenza.


Ed ancora il verde pubblico trascurato: aiuole e parchi sporchi, erba alta, assenza di potature, tronconi di alberi caduti. Caditoie ostruite ed anche cartelli stradali, indicazioni toponomastiche, paline dell'ATAC, ed ogni altro tipo di indicazione e segnaletica divelte, rabberciate, ricoperte di adesivi pubblicitari, inesatte, incomplete, contradditorie.

"Quando è troppo è troppo"
E in questo contesto il solito "Grillo-trombone" si è inventato la figura del "moralizzatore del
traffico" e, in un breve video (vedi) postato sul suo blog, tra altre cose ha affermato che a Roma N-O-N-C-I-S-O-N-O-B-U-C-H-E, le parole esatte sono state "non vedo buche", mentre viaggiava su un tratto di raccordo autostradale.  

Questo è troppo e, lo ripeto, "Quando è troppo è troppo": queste affermazioni sono una presa in giro dei romani, una vera presa per i fondelli ed anche un'offesa per chi, a causa delle buche, è stato coinvolto in incidenti anche mortali. Lo sa questo signore che le buche che non vede sono responsabili di molte vittime?
E i danni, chiamiamoli collaterali, delle buche? Mi riferisco ai colpi che le macchine ed anche le moto ricevono quando prendono in velocità una buca non vista.
Le eventuali rotture se le deve pagare il proprietario. La situazione è più critica per le due ruote: non solo il rischio di cadere, non solo il costo di eventuali riparazioni ma le possibili conseguenze fisiche, magari a distanza di tempo, per i frequenti colpi di frusta a carico della colonna vertebrale quando "si cade" in una buca.