sabato 21 dicembre 2019

AUGURI, AUGURI, AUGURI, BUON NATALE E UN 2020 DI SPERANZA E PARTECIPAZIONE


Sono moltissimi anni, ma proprio molti, che si sente dire "siamo arrivati al fondo", "più in basso di così non si può" e poi ci siamo ritrovati sistematicamente più in basso, quasi a conferma dell'adagio popolare "peggio non è mai morto".

Ma dobbiamo essere ottimisti, aggrappiamoci all’inaspettato e incredibile fenomeno costituto dalle Sardine che in poco più di un mese, partendo dal 14 novembre, hanno riempito quasi 100 piazze italiane, 24 piazze all’estero, coinvolgendo quasi mezzo milione di persone.

Non lasciamo cadere questa cosa in cui possiamo essere tutti attori. Non stiamo alla finestra a guardare cosa accade, questo è il momento per muoversi, PARTECIPARE, farsi sentire, prendere entusiasmo, avere e dare fiducia e capire che il futuro è nelle nostre mani. 

Non lasciamoci fermare dagli scettici, dai pessimisti capaci solo di farsi domande inutili cercando motivi e scuse per non fare niente. Facciamo del 2020 l’anno del risveglio, della rinascita, di una ripartenza per tutto e per tutti.

Ricordate che è vero che il mondo va male non per quello che fanno i così detti cattivi, ma per quello che non fanno i buoni.




INFINITI E CARI AUGURI
A NOI (tutti) CHE E’ PATRIA IL MONDO,
COME AI PESCI IL MARE 




venerdì 20 dicembre 2019

Roma, sabato 14 dicembre: le SARDINE in piazza San Giovanni TANTILLE, TANTE, CCHIU TANTE, TANTISSIME E TANTONE!


Domanda: MA COME FA LA QUESTURA A DIRE CHE 
LE SARDINE ERANO CIRCA 35.000?







Non crediamo che il 14 novembre scorso Andrea Gareffa, Roberto Morotti, Mattia Santori, e Giulia Trappoloni pensassero di riempire Piazza Maggiore a Bologna, certamente lo speravano, ma da  qui a pensare al pienone, ad un successo di così grosse proporzioni ce ne passa.

E crediamo ancora meno che pensassero che in circa un mese o poco più la loro iniziativa avrebbe portato a decine e decine di Piazze italiane, da Nord a Sud, e anche straniere piene di Sardine.

E naturalmente non se lo aspettavano neanche i cittadini.

E’ prestissimo per capire a cosa porterà tutto questo, bisognerà aspettare di vedere i fatti e bisognerà anche aspettare che cessino tutte le domande e le ipotesi, il polverone di congetture e riflessioni stupide, si stupide o in malafede, che in tantissimi hanno posto con un atteggiamento attonito ma anche poco intelligente.

Per il momento godiamoci questa boccata di ossigeno e profumo di mare che le Sardine ci hanno portato e guardiamo le immagini di una Piazza San Giovanni gremita da una moltitudine di persone festante, variopinta, con centinaia di cartelli, una moltitudine molto superiore alle 35.000 persone indicate dalle Autorità competenti. 

Noi incompetenti, che siamo stati in piazza diverse ore e che l’abbiamo girata, a fatica, in lungo e in largo, affermiamo che le Sardine che hanno partecipato hanno superato certamente il numero di 100.000.

TANTILLE, TANTE, CCHIU TANTE, TANTISSIME E TANTONE!

venerdì 13 dicembre 2019

PATTO tra le Città per l'IMMAGINAZIONE CIVICA


Un convegno a Bologna sull'IMMAGINAZIONE CIVICA!!

IMMAGINAZIONE CIVICA?  Ma cosa è l'IMMAGINAZIONE CIVICA?


Una cosa semplice e straordinaria allo stesso tempo: un metodo per attivare, incentivare, promuovere, sviluppare idee, iniziative, proposte da parte dei cittadini, delle associazioni di volontariato e la Pubblica Amministrazione per la cura condivisa dei beni comuni: Immaginazione civica, appunto!

Si tratta della messa in pratica dell'Articolo 118, 4° comma, della Costituzione che recita:

"Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà".

Bologna nel 2014 è stata la prima città italiana ad applicare il principio di sussidiarietà adottando un regolamento, sviluppato con Labsus, che consente di armonizzare, contemperare le procedure amministrative, regolate dal Diritto Amministrativo che vieta ai cittadini di interessarsi dei beni comuni, con l'Articolo 118 della Carta Costituzionale che invece prevede ed incentiva la partecipazione dei cittadini nella cura dei beni comuni.


A distanza di 5 anni le città, grandi e piccole, che hanno adottato il regolamento sui beni comuni sono più di 200, i patti di collaborazione sottoscritti sono migliaia e i cittadini coinvolti centinaia di migliaia e al convegno di Bologna del 6 e 7 dicembre u.s. erano presenti

"Oltre 200 partecipanti, 12 regioni coinvolte dal sud, centro e nord del Paese, oltre 50 città, circa 11 Università e una trentina di realtà civiche e sociali".

Scopo di questo incontro era quello di conoscersi, confrontarsi, scambiare esperienze e di lanciare la Rete Nazionale dei Comuni che hanno adottato il Regolamento di Labsus per la cura condivisa dei beni comuni chiamata:


Patto tra le città per l'immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni

Due giorni per discutere della partecipazione dei cittadini, dell'importanza fondamentale di questa partecipazione per rinnovare le amministrazioni pubbliche individuando idee e nuove pratiche che possano rafforzare la collaborazione tra le istituzioni e la società civile.


La strada percorsa in 5 anni è tanta ma la strada da percorrere negli anni prossimi è molto più lunga e porterà a declinare i beni comuni al singolare: bene comune Italia.


Gli enti organizzatori del convegno: 


Per approfondire:

Presentazione convegno e programma delle due giornate

Una comunità nazionale per prenderci cura dell'Italia

Galleria foto 1

Galleria foto 2

Sintesi del lavoro dei tavoli tematici 



sabato 30 novembre 2019

SARDINE, SARDINE OVUNQUE, CHE BELLO! CHE PROFUMO DI MARE!





Mi è stato chiesto di esprimere un parere sul fenomeno delle “sardine”. Forse è troppo presto per esprimere un parere razionale. Sarebbe bene, di fronte a queste manifestazioni di piazza, proposte da giovani sui trent'anni non impegnati in qualche partito, ma rivolte a tutte le età, in buona parte silenziose, ma parlanti con i simboli della democrazia, stare in ascolto, cercare di coglierne i segnali profondi, senza essere precipitosi ed evitando il più possibile atteggiamenti preconcetti. Sarebbe bene in primo luogo parteciparvi, se non altro per comprendere. Personalmente ne provo simpatia, ma questo non può essere un parere attendibile, non ancora. Un parere ha bisogno di argomentazioni razionali, di contestualizzazioni che abbiano a che fare con la Storia, non con il fremito di un attimo. Nelle prossime settimane arriveranno approfondimenti.

Ho notato reazioni rabbiose, tentativi di buttarla in “caciara” per screditare il nascente movimento e soprattutto i loro ideatori iniziali di Bologna, ho sentito racconti meschini fatti da gente meschina, da dirigenti politici, si fa per dire, interessati e giornalisti di dubbia onestà intellettuale, sempre pronti a mettersi al servizio di un potere attuale, o futuro.
A tutti costoro la gente normale in piazza, che testimonia la propria voglia di partecipare alla vita pubblica per costruire senza inutili paure, non solo privatamente, ma pubblicamente, un mondo più respirabile, sgombro di quell'odio sollecitato dall'alto contro chiunque appaia diverso e abbia una testa per pensare in proprio, a tutti costoro dà un enorme fastidio. Tutto questo, scusate se è poco, mi ricorda una vecchia, ma sempre attuale, canzone di Francesco De Gregori, “La Storia”, andate a risentirla e sarà come ringiovanire: “... la storia siamo noi, nessuno si senta offeso … siamo noi, padri e figli, siamo noi bella ciao che partiamo ...”.

Già, siamo noi. Noi chi, oggi? Noi che intossichiamo la vita pubblica con balle clamorose, ripetute mille volte sul web, riprese altrettante volte dai media che non hanno più una deontologia professionale e sono guidati solo dalla legge dell'applausometro per non parlare di quelli asserviti ad una qualche cricca, in assenza di partiti seri che sappiano selezionare classi dirigenti e programmi di lungo periodo, distrutti dalla demagogia imperante da tempo ovunque, dalla bolsa retorica antisistema, da quel populismo senza popolo che mira a trasformare tutti in servi o sudditi che sostituiscano la pancia al cervello? No ovviamente.

martedì 16 aprile 2019

Domenico (Mimmo) Lucano

Le ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto Mimmo Lucano ci hanno sorpreso, amareggiato, avvilito e ci hanno spinto a scrivergli una lettera personale di vicinanza e solidarietà.

Riflettendo sulla gravità ed importanza di questi fatti abbiamo pensato di trasformare questa lettera personale in una lettera aperta e di pubblicarla sui nostri blog ed anche su Change.org perché tutti coloro che la condividono possano firmarla e farla propria.

Link per sottoscrivere la lettera: http://chng.it/Twvr5cZgmd



SOLIDARIETA’ PER MIMMO LUCANO
Lettera aperta all’ex Sindaco di Riace


Caro Mimmo,

ho sperato scioccamente che tu continuassi a fare il Sindaco, in barba a provvedimenti di cui non vedevo la ragione. 
Osservavo da lontano la tua consueta generosità, la tua capacità di resistere al malanimo dei tanti cinici che crescono come funghi in questi tempi sciagurati, ad ogni attacco, non solo della criminalità organizzata, dei fomentatori di paure e di rancore, ma anche di coloro che avrebbero dovuto difenderti e assisterti: mi riferisco agli organi dello Stato. 

L'ho sperato d'istinto, senza riflettere, perché credevo alla lezione che ci stavi dando da quel paesetto sperduto della Calabria: una preziosa esperienza di integrazione e fratellanza tra persone di diversa estrazione: disperati in fuga dalle guerre, dalle carestie, dalla fame, e gli ultimi del nostro Sud. Un'esperienza di rigenerazione delle trame relazionali in un territorio del Sud, che si era andato col tempo spopolando a causa della nostra emigrazione, la nostra piaga fino a qualche decennio fa, prima che passassimo il testimone ad altre genti. Eri diventato un punto di riferimento in tutto il mondo: il tuo esperimento funzionava. 
Non come un orologio svizzero, lo sai anche tu, ma funzionava. 

Il mondo se n'era accorto prima di me.

Qui da noi le cose vanno sempre in questo modo. Se c'è qualcosa di positivo che ci riguarda, che possa essere d'esempio, rimane nascosto a lungo, a meno che non intervenga la magistratura a interromperlo, o qualche esimio burocrate: gente che di solito non si distingue, salvo lodevoli eccezioni, a volte anche eroiche, per un'interpretazione sensata della propria funzione. 

Ricordo l'esperimento di Don Milani, a Barbiana, circa cinquant'anni fa. Era stato esiliato tra i boschi, sull'appennino toscano, da gerarchie cattoliche sorde e cieche, tra persone abituate da secoli solo a faticare per sopravvivere, e ne aveva fatto l'occasione per il rinnovamento della Scuola nazionale. In più, con la lettera aperta ai cappellani militari, scritta con i suoi alunni, “l'obbedienza non è più una virtù”, diede inizio alla lotta per il “servizio civile”.
Anche lui subì molte ingiurie ed un processo, mentre un tumore se lo stava già portando via. Ed anche lì c'era di mezzo uno Stato retrogrado, custode delle peggiori tradizioni e dei vecchi equilibri sociali, con la complicità di un'opinione pubblica distratta, quando non apertamente ostile.

Ha vinto lui, alla fine. E vincerai anche tu, cioè le tue civilissime idee e la tua passione nel realizzarle. 

Ho cominciato la lettera con il verbo sperare, ed era un'apertura autocritica la mia. Si, perché imprese come la tua dividono, sollevano vespai polemici, ed hanno bisogno sempre di essere difese in ogni luogo, non di semplici speranze. Ora che sei ancora sotto scacco, che sei inquisito e stai andando sotto processo, ora che sei stato sospeso (da diversi mesi in realtà) dalla carica di Sindaco e sei costretto a vagare fuori dal tuo Comune, come se fossi un delinquente della mafia (ma c'è ora una disposizione della Cassazione tendente a far revocare quel provvedimento) ora, dicevo, in qualche modo cerco di compromettermi, e chiedo anche ad altri tranquilli cittadini di farlo. 
Non si può stare sempre a guardare, magari auspicando il meglio per tutti: non basta. Soprattutto quando, come ci spiega una meravigliosa ragazzina svedese di nome Greta riferendosi ad altri problemi che ha l'umanità tutta insieme, “la nostra casa è in fiamme”.

È una questione di civiltà, di concreto lavoro per crescere come cittadini, perché l'umanità cammini favorendo l'integrazione tra persone diverse, culture diverse, difendendo la pace in Europa e nel mondo. Forse anche Stoccolma, dove si decide un premio annuale per la Pace, dovrebbe venirne a conoscenza, e fare una urgente riflessione, senza attendere delle burocratiche segnalazioni.

Ma, caro Lucano, vorrei che finalmente tu confessassi i tuoi crimini.
Non importa se la Cassazione ti ha già prosciolto dai primi capi d'imputazione, dopo che lo stesso GIP aveva già in parte demolito il castelletto di accuse della Procura di Locri (Locri, attenzione, il luogo più 'ndranghetista d'Italia - è lì che si indaga e si processa un Sindaco che ha impedito fino allo spasimo, rischiando di persona, che la 'ndrangheta prevalesse nel suo Comune – perché?), Stranamente la stessa Procura ora decide, con una procedura che non riesco a comprendere  (qualcuno, per favore, mi illumini) di ricorrere a nuove imputazioni, e di portarti a processo nel mese di giugno (dopo le europee vero?).

Tutto molto oscuro: i latini parlavano di fronte a casi come questi di “fumus persecutionis”, e si chiedevano sempre dove volesse andare a parare chi perseguitava altri da una posizione di potere, ma io certo non mi azzardo a usare questa espressione, non me la sento proprio di fare della dietrologia, anche se la mia pazienza ormai si è sciolta.

Mi chiedo, e chiedo anche a te, ma vorrei chiederlo anche a questi magistrati, come vorrei chiederlo a chi in qualche modo li governa: se per ipotesi capitasse, come penso, che tu, insieme ai tuoi collaboratori, venissi definitivamente assolto dopo tanto accanimento, chi ti risarcirebbe del dolore, delle notti insonni, della distruzione della tua reputazione, chi risarcirebbe quel laboratorio sociale e culturale che impegnava tanti disperati rinfrancati da una vita finalmente dignitosa che tu gli offrivi? Non è una domanda da poco: altre vite in passato, ed anche recentemente, sono state distrutte per errore. Si dice che nel nostro ordinamento c'è l'obbligatorietà dell'azione penale, e va bene. Ma mi piacerebbe sapere come si sceglie, con che logica, quale fascicolo aprire di fronte alla miriade di “notitiae criminis” che in buona parte rimangono inevase per mancanza di tempo e di personale. E mi piacerebbe sapere chi paga, e come, per dei possibili errori giudiziari, per eventuali inaccettabili forzature, già a partire dalla scelta dell'incriminazione.

In questa nostra società ognuno deve avere l'obbligo di essere responsabile di quello che fa, non possono esserci zone franche. Ed i singoli magistrati? E gli alti burocrati che si nascondono dietro le alte scrivanie, che obbediscono forse a disposizioni forzate? Ti basterebbe, Mimmo, dopo il “crucifige”, un “ci scusi per il disturbo”?
E le vite distrutte, e il dolore di tanta gente, e la vergogna che si trasmette anche ai famigliari? Chi paga, e come si fanno i conti dei danni, quando c'è di mezzo la dignità? Non ti sembra civile chiederselo, visto che da qualche tempo non abitiamo nelle caverne?

Dai Lucano, confessa i tuoi crimini.

Dillo finalmente che tu eri convinto di essere in un Paese civile, ricco di umanità, non in un mondo di questurini, di legulei, di paurosi e rancorosi oltre i limiti psichiatrici, manipolabili dal primo bulletto che si presenta alle elezioni, forza un poco la tua natura pacifica, gridalo come quel quadro di Munch, l’Urlo, che tutti conosciamo, facciamo insieme un coro rumoroso che si senta anche nelle spelonche dei ladri di vita altrui, e nelle sfere celesti.

Buona fede, difesa delle dignità umana, fratenità e ingenuità, questi sono i tuoi crimini, Lucano. Vorrei tanto che diventassero quelli di tutti, a partire da un'intera generazione, la mia, che voleva cambiare il mondo ed ha solo cambiato vestito.

Un abbraccio.

Lanfranco Scalvenzi e Maurizio Colace 


 
Link per sottoscrivere la lettera: http://chng.it/Twvr5cZgmd