sabato 30 novembre 2019

SARDINE, SARDINE OVUNQUE, CHE BELLO! CHE PROFUMO DI MARE!





Mi è stato chiesto di esprimere un parere sul fenomeno delle “sardine”. Forse è troppo presto per esprimere un parere razionale. Sarebbe bene, di fronte a queste manifestazioni di piazza, proposte da giovani sui trent'anni non impegnati in qualche partito, ma rivolte a tutte le età, in buona parte silenziose, ma parlanti con i simboli della democrazia, stare in ascolto, cercare di coglierne i segnali profondi, senza essere precipitosi ed evitando il più possibile atteggiamenti preconcetti. Sarebbe bene in primo luogo parteciparvi, se non altro per comprendere. Personalmente ne provo simpatia, ma questo non può essere un parere attendibile, non ancora. Un parere ha bisogno di argomentazioni razionali, di contestualizzazioni che abbiano a che fare con la Storia, non con il fremito di un attimo. Nelle prossime settimane arriveranno approfondimenti.

Ho notato reazioni rabbiose, tentativi di buttarla in “caciara” per screditare il nascente movimento e soprattutto i loro ideatori iniziali di Bologna, ho sentito racconti meschini fatti da gente meschina, da dirigenti politici, si fa per dire, interessati e giornalisti di dubbia onestà intellettuale, sempre pronti a mettersi al servizio di un potere attuale, o futuro.
A tutti costoro la gente normale in piazza, che testimonia la propria voglia di partecipare alla vita pubblica per costruire senza inutili paure, non solo privatamente, ma pubblicamente, un mondo più respirabile, sgombro di quell'odio sollecitato dall'alto contro chiunque appaia diverso e abbia una testa per pensare in proprio, a tutti costoro dà un enorme fastidio. Tutto questo, scusate se è poco, mi ricorda una vecchia, ma sempre attuale, canzone di Francesco De Gregori, “La Storia”, andate a risentirla e sarà come ringiovanire: “... la storia siamo noi, nessuno si senta offeso … siamo noi, padri e figli, siamo noi bella ciao che partiamo ...”.

Già, siamo noi. Noi chi, oggi? Noi che intossichiamo la vita pubblica con balle clamorose, ripetute mille volte sul web, riprese altrettante volte dai media che non hanno più una deontologia professionale e sono guidati solo dalla legge dell'applausometro per non parlare di quelli asserviti ad una qualche cricca, in assenza di partiti seri che sappiano selezionare classi dirigenti e programmi di lungo periodo, distrutti dalla demagogia imperante da tempo ovunque, dalla bolsa retorica antisistema, da quel populismo senza popolo che mira a trasformare tutti in servi o sudditi che sostituiscano la pancia al cervello? No ovviamente.